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A spasso con la Storia

Pillole di conoscenza di Storia Granata.

Disordinate, a caso; così, per il gusto di assaporare cose antiche e molte volte sconosciute, eventi, partite, personaggi, vicende che la patina del tempo ha un po’ arrugginito.

Riportarle alla luce, archeologi granata, come in un divertente labirinto di ricordi e pensieri.

20 aprile 1947
Valentino Mazzola: tripletta in 180 secondi.

Sul campo amico del Filadelfia, il Grande Torino, forte dell’organico al gran completo si sbarazza del Vicenza con un punteggio tennistico, duro e implacabile: 6-0, per la gioia dei tifosi tutti.

Ma c’è un’impresa nell’impresa. Ecco cosa scrive in merito Bruno Colombero:

Non è comunque il punteggio che desta scalpore, bensì il perentorio uno-due-tre di Valentino Mazzola che, attorno alla mezz’ora del primo tempo, va tre volte a segno nello spazio di 180 secondi: nessun altro è riuscito a tanto.
Il portiere vicentino Romano (qualche anno più tardi granata) è infatti battuto dal capitano al 29’, 30’ e 31'”.


Mazzola quest’anno vive un autentico stato di grazia: con 29 gol, alla fine del campionato, si aggiudica il titolo di capocannoniere. Grandioso!

 

30 aprile 1949
Carosio si salvò per miracolo.

Con il Grande Torino in partenza per il Portogallo doveva esserci anche Nicolò Carosio, il grande radiotelecronista calcistico.
Ecco, nelle sue parole, il ricordo di come andarono le cose, il giorno prima della partenza per il volo fatale:

“Ogni anno nella ricorrenza di Superga vedo sempre inondati di pianto gli occhi della mia cara e fedele consorte Eugenia.
È proprio lei che in silenzio e con un semplice sguardo affettuoso, mi ricorda quello che poteva essere e che invece non fu. C’è anche nella vicenda la cresima del figlio Paolo per il quale ero stato pregato di non partire.
E così feci.

Una dolce primavera accarezzava in quel maggio 1949 l’Italia mentre il Torino, la più famosa ed eclettica squadra italiana ma forse anche mondiale, accettava di giocare una partita amichevole a Lisbona con il Benefica.
Novo, presidente dei granata perorava la mia partecipazione.
Decisi di accogliere l’invito e consegnai il mio passaporto al centro di raduno, che era stato stabilito al Touring di Milano.
A casa si fece poi tardi nel discutere sul fatto di aver io aderito a seguire i granata, disertando la cresima di Paolo. Eugenia finì alla distanza per convincermi a non partire. Mi precipitai allora al Touring, ritirando il passaporto presente Valentino Mazzola. Il suo stupore fu immenso. E, forse preso da un triste presentimento, voleva lasciarmi in regalo un pesante bracciale con orologio il tutto in oro massiccio.

Ci lasciammo con un forte abbraccio, pieno di fraterno rimpianto.
Con una telefonata a Torino venne immediatamente convocato chi doveva prendere il mio posto, vale a dire il compianto giornalista Renato Tosatti, padre del giornalista Giorgio, atteso da Renato Casalbore di “Tuttosport” e Luigi Cavallero de “La Stampa”. Dopo aver salutato tutti tornai a casa.

Il disastro lo appresi dalle nove colonne di un giornale milanese del pomeriggio. Dopo di che, il destino mi vide affidare la radiocronaca dei funerali

N. Carosio

 

3 dicembre 1906
La Fondazione del Torino

Si costituisce la prima Direzione del Foot Ball Club Torino per la stagione 1906-1907.
La sede è il salone dell’ammezzato della Birreria Voigt all’interno dell’edificio che ospita il rinomato “Ristorante Fiorina” (non ancora hotel) del signor Luigi Gioberge, in via Pietro Micca, 22, a Torino.
La reclame della casa recita: “Frequentato da tutti gli sportivi. Ritrovo delle più anziane società di foot ball torinesi. Grandi saloni per pranzi e sale riunioni”.

La prima Direzione, scaturita dalla fatidica notte, della fondazione, risulta così composta:

  • Presidente: Franz Schoenbröb

  • Vice presidente: Alfredo Dick

  • Segretario: Walter Streule

  • Cassiere: Luigi Custer

  • Consiglieri: Oreste Mazzia, Ugo Muetzell, Federico Ferrari-Orsi

  • Revisori dei conti: Emilio Valvassori, Enrico Debernardi, Carlo Pletsher.

Streule, Debernardi e Ferrari-Orsi sono anche giocatori.
Disputeranno il primo derby del 13 gennaio 1907 e Ferrari-Orsi avrà l’onore di segnare una delle due reti grazie alle quali il Torino supererà la Juventus al Motovelodromo “Umberto I”.

Grazie grandi pionieri granata!

 

19 ottobre 1919
Nasce la rivista del Club Torino

Il Torino è nato da oltre un decennio e, poco alla volta, si consolida come club calcistico di prima caratura.
Per una Società che si rispetti è pressoché d’obbligo poter disporre di una rivista sociale che dia voce ai problemi, ai commenti, alle speranze, alle idee di soci, atleti, dirigenti e sostenitori.

Il momento è la quiete dopo la terribile tempesta della prima guerra mondiale che ha spezzato ogni legame, infranto ogni solidarietà sportiva.
Sotto la dirigenza del presidente Luigi Passa grazie alla regia del “gerente responsabile” (sic!) Arnaldo Agnisetta nasce la rivista F. C. Torino.

L’editoriale del primo numero va senz’altro ricordato.

“Consoci,

la nuova stagione sportiva vi reca, al suo sorgere, la sorpresa di un periodico sociale.
Accoglietelo con simpatia, pur nell’umiltà della sua prima veste che voi tutti, con l’aiuto dei consigli e della collaborazione, dovrete presto rendere più acconcia e più adorna.

Il nome del vostro giornale è quello del vostro Club: nel suo nome sta tutto il suo programma inteso a cementare quei vincoli che debbono riunirvi in una sola grande famiglia rivolta agli stessi ideali, alle stesse aspirazioni.

Troverete fra le pagine del periodico le gesta dei vostri campioni, dei vostri idoli di ieri, di oggi, di domani; esse vi parleranno di voi e dell’opera che svolgeranno con voi i vostri dirigenti nell’intento comune di affratellare i soci e di guidare il sodalizio verso una vita più feconda, verso nuovi orizzonti più luminosi.

Possa la vostra benevolenza sorridere a questi fogli come la buona fortuna sorridere al nostro Club!”

 

28 aprile 1946
Il Grande Torino va a Roma

Il Grande Torino va a Roma  per il primo match del girone finale del campionato 1945-46, primo del dopoguerra.
Il divario fra il calcio giocato dalle squadre del nord rispetto a quello imbastito dalle compagini del sud è, a tratti, molto marcato. Ne è piena dimostrazione questa partita, passata alla storia come “il sacco di Roma”.

Il Torino si impone sui giallorossi per 7-0, forte di un sistema ormai collaudato e sempre più capace di imporsi sul terreno di gioco. I commenti del giorno dopo sono entusiastici.

Questo di Rizieri Grandi, comparso su Il calcio illustrato merita che venga ricordato:

“Il Torino ha donato nella prima parte della gara uno spettacolo magnifico. Chi, in questi anni, del gioco del calcio se ne era dimenticato, ha riannodato le fila con il passato; chi del nostro gioco vedeva la decadenza si è prontamente ricreduto. E a vederli giocare, il Torino e la Roma, veniva da pensare che la seconda fosse presa nel gorgo del gioco avversario più che per propria deficienza, per incantamento. Ché c’era da incantarsi davvero a vedere giocare il Torino. Quel suo far viaggiare la palla veloce e rasoterra, quel suo ritrovarsi con rapidi scambi e svelte triangolazioni (un’autentica girandola) potevano far smarrire la testa a squadre che l’avessero meno leggera della Roma e mettere in difficoltà difensori anche più accorti del gigantesco Salar – di colossale lentezza di fronte al gioco veloce dei granata – o delle due mezzali Dagianti e Jacobini.

Il sistema per il Torino non è una rimasticatura, un imparaticcio, un’utopia, ma una realtà. Di un ostico schema il Torino ha fatto una cosa armonica e il grado di fusione dei granata è parso altissimo…

E intanto che la Roma viveva il suo piccolo dramma, il Torino tagliava con il pallone in tutti i sensi il campo. Per la Roma non è una partita ma una pioggia di gol. La squadra giallorossa non esiste. C’è in campo soltanto il Torino, con la sua manovra agile, nervosa, elegante; con degli uomini mobili come Castigliano, astuti come Loik e Mazzola, potenti come Maroso, guizzanti come Ossola e Ferraris, accorti come Rigamonti e Grezar

19° del primo tempo e sei gol nella rete della Roma! Questi venti minuti del Torino diventeranno famosi a Roma almeno quanto le cinque giornate di Milano!”.

Profezia azzeccata e pienamente centrata.

 

15 maggio 1949
Il Torino dei giovani torna al Filadelfia accolto da una poesia

Lo spettacolo deve continuare.

Il rogo di Superga si è appena spento che già il campionato per i granata deve ricominciare. Al Filadelfia, la fossa dei leoni, scende in campo la squadra dei ragazzi, le prime riserve dei Campionissimi. Ospite il Genoa e, per l’antico gemellaggio fra i due club, miglior compagine non avrebbe potuto presentarsi a Torino (per la cronaca 4-0 per il Toro).

Nobiltà di rango e di cuori, per i giovani genoani che affrontano i “granatini”.
Grande la commozione, in tutti. Anche i cronisti non possono esimersi da questo sentimento. Il grande Angelo Rovelli trova in una bella poesia il modo migliore per raccontare ciò che accade, cogliendo il senso delle cose con più intensità di qualunque articolo giornalistico. Eccola:

Loro

I ragazzi vestivano le maglie
scarnificate
tormentate a Superga.
Attendevano il segno ed i fratelli
che tornassero insieme ad incitarli.

E venne il segno e vennero i fratelli, i numeri rivissero dei corpi,
di quei corpi guizzanti nell’arena,
sì che fu nove l’agile Gabetto,
e cinque Rigamonti
e là tra i pali
l’uno ridente di Bacigalupo.

E via nel solco della tempra antica
mosse ciascun ragazzo coi fratelli
a suggerire il gioco l’estro i passi
ma non trillava ormai la palla in rete
mormorava soltanto.

Allora dal fatale
colle s’espanse il fiammeggiante pegno
l’imperituro simbolo di vita
nella maglie di sangue.

Così sulla marmorea
folla silente s’elevò il Torino
e lo guidava al campionato eterno

Valentino Mazzola.

 

6 gennaio 1927

Nel giorno della Befana i granata, nella loro Storia, hanno disputato molti incontri. Compreso uno che forse non sono molti a ricordare e ad annotare nelle statistiche.

Nel 1927, infatti, il Torino del presidente Marone Cinzano, in odore di vittoria finale in campionato (poi revocato, scende in lizza per il secondo turno di Coppa Italia. Sì, proprio la tanto vilipesa Coppa nostrana. Dopo l’esperimento iniziale con la vittoria nel 1922 del Vado dello “spaccareti” Felice Levratto, la competizione era stata sospesa.
Ora pare riprendere, ma è illusione breve. Le squadre giocano giusto 3 turni (il Torino è dispensato dal primo) e poi tutto torna nel dimenticatoio: la Federazione non trova date utili nelle quali far disputare gli incontri.

Ad ogni modo oggi il Torino supera il Piacenza per 9-0. È la prima volta che incrocia i garretti con gli emiliani e la batosta è storica. D’altra parte i piacentini militano nel torneo di seconda Divisione e pur se brillanti non possono opporsi alle folate granata.
Eppure qualche speranza l’avevano cullata lo stesso, arrivando a Torino in buona forma.
Tanto che il cronista annota:

“Il Piacenza è fra le unità che compongono il suo girone una di quelle che si è acquisita la fama di imbattibile sul suo campo. Fra le vittorie più significative riportate in questi ultimi tempi va senz’altro ricordata quella ottenuta contro il Bologna per 2-0. Il match di rivincita giocato a Bologna si chiuse pari, 2-2. La squadra vanta una difesa che non manca né di precisione né di potenza”.

Fra i granata è la giornata d’oro degli attaccanti che compongono il “Trio delle Meraviglie”. Per Libonatti le reti sono 4; 3 per Gino Rossetti e 2 per Baloncieri.

 

1949 maggio

Il grande giornalista sportivo Ettore Berra scrive a proposito del Grande Torino:

“Il Torino ha rinnovato le fonti del gioco, ha fatto del sistema, ritenuto un telaio troppo scheletrico, una pedana del più fluido, del più rigoglioso, del più smagliante gioco che mai sia apparso su un campo italiano. Ha rinnovato le concezioni tattiche, ha insegnato come si deve organizzare e guidare una squadra, come si debbono scegliere gli uomini, come allenarli, come creare una fucina di gioco”.

Ed ancora:

“Il gioco del Grande Torino è come una sinfonia di canti, da grande unità italiana il Torino diventa una grande unità europea, porta nel gioco una formula nuova in cui l’ispirazione si sposa alla tecnica, il pubblico fa ressa per vedere il Torino, gli avversari non interessano più, ma tutta la platea ha gli occhi fissi sugli uomini che intonano il più bel canto calcistico che mai abbia risuonato nei nostri stadi”.


 

Giovedì 16 dicembre 1906 – ore 23.00

“Ci telefonano da Vercelli: oggi sul Piazzale Conte di Torino, alla presenza di numeroso pubblico, si svolse un’interessante match di foot ball fra le prime squadre della nostra Pro Vercelli e del Foot Ball Club Torino, da pochi giorni costituito. Fu una brillante vittoria dei torinesi che segnarono 3 goals contro 1 marcato dalla Pro Vercelli”.

Questa, quasi di certo, la prima gara riconosciuta del Torino.
La formazione ci è arrivata integra: Ghiglione, Bollinger, Debernardi I; Muetzell, Jacquet, Streule; Ferrari-Orsi, Kaempfer, Michel, Rodgers, De Fernex. Tre soli italiani, fra cui Enrico Deberrnardi, uno dei primi “grandi” della centenaria Storia granata, nell’inedito ruolo di terzino, lui attaccante nato. Ma per la causa, questo ed altro, naturalmente!

 

17 settembre 1945 - Siamo tornati all’estero (per ora con il Torino).

“Gioco fluido, scorrevole, elegante quello svolto dal Torino sul campo del Losanna. Gioco che convince tutti. Applausi a scena aperta, convinzione negli spettatori, lungo tempo prima della fine, che il risultato fosse una cosa, un fatto acquisito. Ma più della affermazione tecnica che è stata offerta è l’affermazione morale.

Gli italiani erano osservati, seguiti, studiati per questa loro prima uscita dopo le traversie degli ultimi anni. Non si sapeva cosa pensare di essi e come fossero sopravvissuti all’uragano che ha travolto l’Europa. E la risposta l’hanno data, in modo modesto, ma in tono quanto mai convincente. Erano presenti sul campo il Ministro d’Italia a Berna ed italiani, residenti in Svizzera, a centinaia.

E lo spettacolo offerto da questi spettatori è stato veramente commovente.
Oh, finalmente qualcosa di italiano che si impone, che vince, che ci fa alzare la testa, dissero tacitamente col loro contegno, questi nostri connazionali che hanno tanto sofferto per le dure vicende degli ultimi anni e che tanto attaccamento ancora dimostrano alla Patria.

Finalmente la bandiera italiana che sale in alto: un motivo di consolazione, una ragione di sollievo, un elemento di gioia intima. La partita di Losanna ha rotto il ghiaccio, si è detto. Si è seminato. Ora già si comincia a raccogliere”.

Quello che sta per diventare il Grande Torino è la prima compagine italiana che si riaffaccia all’esterno per disputare un match di calcio. Alfieri della nostra sportività, i granata si impongono per 3-1  con doppietta di Ossola e rete di Mazzola. Nell’occasione, lo staff dirigenziale granata “prova” Valerio Bacigalupo che se la sbriga bene e viene ingaggiato. Col Grande Torino vincerà 4 scudetti consecutivi.

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